Pavel Vernikov e Trio Čajkovskij – Pëtr Il’ič Čajkovskij, Trio elegiaco op.50 (estratto)



Pavel Vernikov, violino Giambattista Guadagnini, 1747*
Alexander Chaushian, violoncello
Konstantin Bogino, pianoforte
*per gentile concessione della Fondazione Pro Canale Milano

Trio Čajkovskij
Considerato punto di riferimento nel panorama internazionale della musica da camera, il Trio Čajkovskij nasce a Mosca nel 1975 dall’incontro artistico di Pavel Vernikov, Konstantin Bogino e Anatoly Liberman. Nel 2009 il violoncellista Alexander Chaushian è stato invitato quale successore di Liberman.
Nei primi anni di attività l’ensemble ha suonato nei maggiori centri di Francia, Italia, Giappone, Stati- Uniti e Canada e nel 1979 si è stabilito in Europa. Ha ottenuto premi prestigiosi quali il Concorso Vittorio Gui (Firenze, 1979) e il Concorso Internazionale G.B. Viotti (Vercelli, 1991).
Tra le numerose sale in cui ha suonato figurano Wigmore Hall di Londra, Teatro alla Scala di Milano, Salle Gaveau e Musée d’Orsay di Parigi, Herkulessaal di Monaco, Carnegie Hall e Lincoln Centre di New York, Concertgebouw di Amsterdam, Art Centre di Seoul, Conservatorio di Mosca e St. Petersburg Philharmonic. Il Trio ha inoltre partecipato ai maggiori Festival europei tra i quali Santander, Menton, Naantali e Kuhmo, Brescia e Bergamo, MiTo.
In veste di solisti gli artisti collaborano regolarmente con Julian Rachlin, Tabea Zimmermann, Yuri Bashmet, Natalia Gutman, Misha Maisky, Emmanuel Pahud, Emmanuel Ax, Pinchas Steinberg, Yuri Temirkanov e Maxim Shostakovich.
Una relazione molto speciale lega il Trio al compositore Rodion Shchedrin, che ha loro dedicato il suo “Piano Terzetto” (1995).
Oltre ad essere chiamati come membri dei principali concorsi internazionali, gli artisti si dedicano all’insegnamento, tenendo corsi e masterclass nei più prestigiosi istituti musicali del mondo.

Pëtr Il’ič Čajkovskij, Trio elegiaco op.50
Il Trio Op. 50 di Pëtr Il’ič Čajkovskij è dedicato A la mémoire d’un grand Artiste, l’amico e pianista Nikolaj Rubinštejn, fondatore e direttore del Conservatorio di Mosca.
Di tono elegiaco non ha, benché composto a Roma dicembre 1881 al febbraio 1882, alcunché di italiano. Incombe invece un’atmosfera cupa, depressa, quasi decadente se non fosse sorretta da una scrittura elegante e sofisticata sulla quale, a tratti, sembra emergere il pianoforte: un omaggio all’amico ma forse anche un modo per stemperare la naturale e dichiarata idiosincrasia dell’autore alla particolare formazione cameristica.
Il brano accosta due soli movimenti particolarmente estesi, un Pezzo elegiaco in forma-sonata e un ciclo di variazioni in due parti, spesso identificate come tessere di un policromo e affettuoso ritratto di Nikolaj. Mai, come in questa pagina, vita e arte sembrano trovare sintesi in un percorso inscindibile, catalizzato in un’intima riflessione sospesa tra tormento e rassegnazione.

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